Coronavirus e attività agricole

 

La grave emergenza causata dal Covid-19 ha indotto il Governo a sospendere le attività reputate non essenziali. Tutta la filiera agroalimentare e il settore agricolo, ritenuti strategici per l’economia e per il supporto al Paese, continueranno invece ad operare. Pertanto, gli agricoltori professionali, i coltivatori diretti, le aziende agricole sia individuali sia in forma societaria dotate di partita iva, che sono dedite alla coltivazione di terreni della propria azienda o che esercitano la coltivazione di fondi altrui a fronte della stipulazione di contratti di appalto di lavorazioni agricole non subiranno alcun arresto delle loro attività lavorative.

Cerchiamo ora di fornire qualche chiarimento in relazione ai dubbi più diffusi sorti a seguito dall’emanazione delle normative sull’emergenza Covid-19.

I lavoratori e imprenditori in ambito agricolo hanno diritto a un’indennità di solidarietà?

Nonostante l’attività agroalimentare possa proseguire senza impedimenti formali, il comparto agricolo subirà senza dubbio le conseguenze della crisi economica causata dal fermo del Paese. Si pensi, solo a titolo esemplificativo, all’impossibilità di porre in vendita, per questioni logistiche ovvero di trasporto o a fronte della chiusura dei mercati, verdura e frutta che inevitabilmente rimarrà a marcire nei campi.

Per le ragioni sopra esposte il decreto “Cura Italia” ha previsto un’indennità forfettaria erogata dall’Inps di euro 600,00 non cumulabile con altre indennità e non assegnabile né ai pensionati, né ai liberi professionisti iscritti ad una Cassa Previdenziale come gli agronomi, né a chi percepisce un reddito di cittadinanza.

Prendendo in esame anche il messaggio n. 1288 del 23 marzo 2020 dell’INPS, che fornisce dei chiarimenti attuativi rispetto al decreto, all’indennità di solidarietà possono accedere:

  • gli operai nel settore agricolo con contratto a tempo determinato, nonché le altre categorie di lavoratori iscritti neglielenchi annuali che nel 2019 abbiano lavorato almeno 50 giornate come dipendenti;
  • i liberi professionisticon regolare partita Iva attiva al 23 febbraio 2020 iscritti alla Gestione separata dell’Inps;
  • i coltivatori diretti, coloni e mezzadriiscritti alla Gestione separata dell’Inps.

In relazione a quest’ultimo punto, la formulazione letterale dell’articolo 28, comma 1, D.L. 28/2020, elenca “lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, a esclusione della gestione separata”.

La locuzione “lavoratori autonomiva intesa in senso previdenziale e non fiscale: ovverosia non si riferisce a soggetti non imprenditori che si obbligano a compiere un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti di un committente, ricevendo in cambio un corrispettivo.

Non è citata dalla norma in commento la nuova gestione previdenziale Iap che differisce dai coltivatori diretti e afferisce anche agli amministratori di società agricole, di talché allo stato non possiamo che escludere questi ultimi dall’indennizzo. Va da sé che sarebbe opportuno fare chiarezza rispetto anche a tale categoria.

I soci di società agricole iscritti a Gestione separata Inps possono richiedere l’indennità o è prevista solamente per gli imprenditori individuali?

Il decreto Cura Italia, a differenza del precedente articolo 27 D.L. 18/2020non fa alcun riferimento al requisito della titolarità di partita Iva. Ciò induce a ritenere che l’indennizzo vada concesso a tutti coloro che risultino iscritti come soci di società (quali i partecipanti a Snc artigiane, i soci lavoratori di Srl nonché i soci di società semplici agricole che si occupino della coltivazione del fondo).

Se possiedo un orto o un piccolo appezzamento di terreno coltivato per usi familiari, posso recarmi a svolgere i lavori agronomici stagionali?

Sono molti gli italiani che coltivano piccoli appezzamenti adibiti ad orto o con ulivi, viti e alberi da frutto. Ancora ci riferiamo a coloro che allevano qualche animale da cortile o da stalla per consumo proprio e della famiglia di carne, uova e latte. Ci riferiamo a una categoria di soggetti che professionalmente esercita tutt’altra attività o che percepisce una pensione che costituisce il suo reddito: si tratta pertanto di chi è dedica alla coltivazione di piccoli appezzamenti o all’allevamento di pochi animali esclusivamente a titolo di passione personale ed hobby, adibendo il raccolto solo ad uso familiare.

Malgrado le limitazioni imposte alla circolazione per il contenimento del coronavirus depongano per un divieto rispetto a questi hobbisti di spostarsi, giacché non sono soggetti muniti di partita iva e non si rinvengono tra quelli indicati dalla norma, è da ritenersi indispensabile analizzare la ratio della norma, non soffermandosi esclusivamente al dettato letterale. Appare evidente che l’intento del legislatore sia di preservare il raccolto, nonché accudire e mantenere in vita gli animali. Va da sé che se tale è lo scopo dei decreti-legge, poco conta se le aree agricole e gli allevamenti siano professionali oppure di piccole dimensioni familiari. La ratio è preservare il settore primario, i prodotti alimentari e la sopravvivenza degli animali: per nulla rileva se le quantità siano bastevoli a far fronte solo alle esigenze familiari o di una più vasta comunità.

Per tali ragioni appare logico consentire anche agli “hobbisti” lo spostamento purché giustificato dalla necessità improrogabile di eseguire delle pratiche agronomiche e la cui mancanza possa compromettere il raccolto o, ancor più pacificamente, di evitare la morte degli animali (ad esempio il bisogno quotidiano e indifferibile di fornire viveri ed acqua agli animali).

Occasionalmente presto la mia attività lavorativa gratuita nei fondi di proprietà di mio padre: malgrado l’emergenza covid-19, posso continuare a soccorrerlo?

Per rispondere a questo quesito analizziamo innanzitutto la normativa di carattere generale preesistente ai decreti della pandemia Covid-19. L’articolo 74 del decreto legislativo n. 276 del 10 settembre 2003, prevede la possibilità in ambito agricolo di fornire prestazioni gratuite di parenti fino al 4° grado.

La prestazione deve essere svolta in modo occasionale ovvero in modo ricorrente soltanto per un breve periodo di tempo a titolo di aiuto (ad esempio se il parente è malato) e non deve essere inquadrata come rapporto di lavoro né deve essere prevista alcuna iscrizione nella gestione assicurativa di competenza e non va effettuata alcuna comunicazione a riguardo.

Al riguardo la circolare n. 37 del 10 giugno 2013 emanata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha specificato che la prestazione gratuita tra parenti può essere svolta in modo particolare da chi è già pensionato oppure da chi svolge una prestazione lavorativa a tempo pieno presso un altro datore di lavoro.

Ebbene, l’art. 105 del decreto Cura Italia prevede l’estensione di prestazioni gratuite fornite anche da parenti fino al 6° grado (anziché fino al 4° grado) per tutto il periodo dell’emergenza. Sono quindi consentiti gli spostamenti motivati da tale ragione. Va da sé che al termine della pandemia si ritornerà all’applicazione del limite di parentela previgente.

 

 

 

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